TI AMO

TI AMO
sebbene a te interessi più il mondo
con la sua crudezza
e la sua cattiveria che le parole amorose.
Ti Amo
sebbene
un fiore in questo mondo
non faccia notizia.
Sebbene sia a volte
schiacciato dal piede
di un passante qualsiasi.
Ti amo
sebbene per te la libertà
sia un cavallo senza ritorno.
Ti amo
quantunque con le parole
non si costruiscano grattacieli.
Ti amo
sebbene gli Angeli
si trovino solo in PARADISO.
Ti amo
sebbene sia un lusso dirlo ed ammetterlo
in questo mondo dove anche ad Agosto fa freddo.
Ti ho perso
sebbene tu fossi troppo legata alla realtà.
L’anima è invisibile
e non si nutre di bugie
in questo mondo dove anche ad Agosto fa freddo.
Alessandro Lugli
Questa poesia di Alessandro Lugli esprime con grande onestà e una punta di malinconia la fatica di amare in un contesto dominato dal disincanto e dal pragmatismo. Il testo si sviluppa come un flusso continuo di confessioni, un catalogo di smentite in cui la forza del sentimento deve fare i conti con la durezza e l’indifferenza della realtà circostante. Il contrasto centrale è quello tra l’idealismo dell’amore e la concretezza spietata del mondo moderno, un luogo dove persino i dettagli poetici e delicati come un fiore non fanno notizia e rischiano di essere calpestati dall’indifferenza della massa. L’autore mette in luce la distanza tra due modi opposti di vivere e percepire l’esistenza: da un lato c’è l’io lirico che difende il valore delle parole amorose e dell’invisibilità dell’anima, dall’altro c’è una figura amata che appare invece troppo ancorata alla crudezza della realtà, distratta dal rumore del mondo e mossa da un desiderio di libertà assoluto e forse distruttivo, paragonato a un cavallo senza ritorno.La ripetizione quasi ossessiva della formula della concessiva serve a sottolineare che il sentimento non è cieco, ma nasce dalla piena consapevolezza degli ostacoli e delle asimmetrie all’interno della relazione. Amare diventa così un atto di resistenza, un lusso quasi anacronistico in una società dominata da un inverno dello spirito, un’immagine potente evocata dal verso che parla di un mondo in cui fa freddo persino ad agosto. La transizione finale dal tempo presente al passato segna il passaggio doloroso dalla resistenza alla resa, ammettendo la perdita definitiva della persona amata proprio a causa del suo eccessivo legame con la materialità. Le parole non edificano grattacieli e gli angeli restano confinati in un altrove irraggiungibile, ma il testo rivendica fino all’ultimo la purezza dell’anima, la quale non può nutrirsi di menzogne e preferisce accettare la solitudine del gelo piuttosto che rinunciare alla propria autenticità.