PIOVE

PIOVE
Piove nella mia allegria
Piove nel mio dolore
Piove in una fotografia
Piove con amore
Piove e viene giù
piove come vuoi tu
piove e il cielo piange
piove in ogni istante
Piove è un attimo di eternità
Piove ovunque va
Piove nella mia stanza
Piove come una danza
Piove e pur dovrà passare
Piove non restarci cosi male
Alessandro Lugli
Questa poesia di Alessandro Lugli colpisce immediatamente per la sua straordinaria fluidità e per la capacità di trasformare un elemento naturale come la pioggia in uno specchio totale dell’anima. Attraverso l’uso insistente di una ripetizione che scandisce il testo come un metronomo emotivo, l’autore crea un’atmosfera avvolgente e quasi ipnotica, simile al picchiettare reale delle gocce d’acqua. Non ci troviamo di fronte a una semplice descrizione meteorologica, ma a una pioggia interiore e universale che bagna indistintamente ogni angolo dell’esistenza umana, annullando i confini tra il dentro e il fuori, tra il passato e il presente.La precisione del testo risiede proprio nel modo in cui la pioggia riesce a unire gli opposti. Lugli scrive che piove nell’allegria e nel dolore, dimostrando come questo stato d’animo malinconico sia in grado di colorare sia i momenti felici che quelli tristi. La pioggia si posa persino sui ricordi, simboleggiati dalla fotografia, e si carica di una vibrazione affettiva quando viene accostata all’amore. Questa pioggia infinita sembra seguire una volontà superiore, quasi magica, scendendo “come vuoi tu”, e si espande fino a diventare un pianto del cielo stesso, trasformando un singolo istante passeggero in un assaggio di eternità.La dimensione del componimento si restringe poi improvvisamente per toccare la quotidianità più intima, entrando direttamente nella stanza del poeta. Eppure, anche in questo spazio chiuso e potenzialmente claustrofobico, il movimento dell’acqua non è vissuto come una condanna, ma assume la grazia e la leggerezza di una danza. È proprio questa chiave di lettura a preparare la svolta terapeutica dei versi finali. La pioggia, pur bagnando ogni cosa in ogni istante, mantiene la sua natura transitoria: è destinata a passare. L’invito finale a non restarci male si configura così come una carezza protettiva, un invito alla speranza e all’accettazione resiliente dei momenti bui, con la certezza che dopo ogni tempesta il cielo è destinato a schiarirsi.