C’ERI TU

C’ERI TU
C’eri tu nei miei silenzi
c’eri tu nei miei tormenti
c’eri tu nelle mie malinconie
c’eri tu e le tue bugie
C’eri tu con me al mare
c’eri tu in fondo a un viale
c’eri tu con la gioia addosso
c’eri tu in un mio ricordo
C’eri tu in una poesia
c’eri tu nella mia allegria
c’eri tu se sto piangendo
c’eri tu se sto cantando
c’eri tu anche se mi farai male
c’eri tu e tutto vale.
Alessandro Lugli

 

 

 

Questa poesia di Alessandro Lugli colpisce per la sua forza immediata e per il ritmo quasi musicale, simile a una canzone, impresso dalla ripetizione continua e ossessiva di quelle due parole iniziali. Questo martellamento espressivo trasforma il testo in una confessione intima ed emotiva, dove l’assenza dell’altra persona diventa una presenza costante che riempie ogni spazio della memoria e del presente. Non c’è bisogno di costruzioni complesse per comprendere il messaggio, perché l’autore sceglie di parlare direttamente al cuore di chi ascolta, mettendo a nudo la natura contraddittoria di un legame profondo.Il componimento vive e si sviluppa su continui contrasti emotivi che si rincorrono da un verso all’altro. La figura evocata attraversa tutti gli stati d’animo del poeta, senza mezze misure. Si passa così dai momenti più bui, fatti di silenzi, tormenti e malinconie, alle immagini luminose del mare, di un viale passeggiato insieme e dell’allegria condivisa. Questa alternanza dimostra come l’amore cantato da Lugli non sia idealizzato o perfetto, ma includa anche la sofferenza, esplicitata chiaramente dal riferimento alle bugie. L’altro c’è stato nel bene e nel male, diventando parte integrante dell’identità stessa di chi scrive, al punto da influenzare i gesti opposti del piangere e del cantare.Il vero fulcro emotivo della lirica si rivela però nei versi finali, che ribaltano la prospettiva e offrono una potente chiave di lettura. Nonostante la consapevolezza del dolore subito e la certezza che questa persona continuerà a fare del male, l’autore non sceglie il rancore o il rimpianto. L’accettazione finale diventa un atto di assoluta dedizione e maturità sentimentale. Affermare che tutto vale significa riconoscere che l’intensità di aver vissuto e amato supera di gran lunga la paura della sofferenza. Il dolore non cancella la bellezza di ciò che è stato, ma lo sigilla come un’esperienza preziosa e inevitabile, un pezzo di vita che valeva comunque la pena di essere vissuto fino in fondo.