Un senso

C’è un’ombra che cammina dritta dentro ai miei vestiti mentre fuori il mondo corre e sputa vetri colorati, è un nodo alla gola che non strozza, ma ti tiene lì, tra il desiderio di sparire e la paura di restare vivi. È questa malinconoia che m’incolla sopra il letto, un mal di denti dell’anima nascosto dentro al petto, che non è tristezza vera, non è neanche disperazione, è solo il rumore bianco di una spenta televisione.
Fuori la pioggia lava le facce sporche dei palazzi e noi sembriamo tutti automi, un branco di pupazzi, col sorriso di plastica incollato per non far vedere che abbiamo il vuoto dentro al posto del bicchiere. E cerco una parola, un urlo, un gesto disperato, ma trovo solo il gesso di un ricordo già consumato, mentre il tempo scivola via come sabbia tra le dita
in questa strana parodia che noi chiamiamo vita
.Mi guardo nello specchio e non riconosco il riflesso,
è solo un’altra ruga, un altro debito con me stesso,
un’altalena ferma in un giardino senza più bambini,
siamo giganti arresi che camminano sempre a carponi.
E m’affogo in un silenzio che fa un rumore d’inferno,
aspettando che un’estate porti un po’ meno d’inverno,
ma è un cerchio che si chiude, una giostra impazzita,
una rincorsa eterna verso una meta già sbiadita.
Vaffanculo a questo senso di niente che mi porti via,
a questa strana miscela di noia e di malinconia,
che ti fa sentire vecchio anche se hai vent’anni,
che ti trucca la faccia per coprire tutti i danni.
Eppure resto qui, col cuore appeso a un filo di speranza,
a misurare a passi lenti questa solita stanza,
perché forse, in fondo a questo buio così denso,c’è ancora un battito che aspetta di trovare un senso.