Treno

Passano le ore
su un treno in
pensione
stanco di sognare
si mette a camminare
mette da parte l’orgoglio
e corre in riva al giorno
che non potrà mai arrivare
se è un solo gallo a cantare.

Alessandro Lugli

 

 

La poesia Treno di Alessandro Lugli racchiude, nella brevità dei suoi versi, una profonda riflessione esistenziale sul tempo, la rassegnazione e l’illusione. Il poeta utilizza la metafora di un treno “in pensione” per personificare una condizione umana universale, quella di chi si sente ormai superato dagli eventi o giunto alla fine di un percorso produttivo. Questo treno, stanco persino di sognare, compie un atto di sommessa ribellione o forse di disperata vitalità: decide di rimettersi in cammino, mettendo da parte l’orgoglio per inseguire qualcosa che appare programmaticamente irraggiungibile. Il movimento del treno non è una corsa trionfale verso il futuro, ma un viaggio malinconico in riva a un giorno che non potrà mai arrivare. L’immagine finale del canto di un solo gallo introduce l’elemento dell’impossibilità e dell’isolamento. Tradizionalmente il gallo annuncia l’alba, l’inizio di un nuovo giorno e di una nuova speranza, ma un unico canto isolato non basta a svegliare il mondo o a cambiare il corso del destino. Lugli suggerisce che lo sforzo individuale, per quanto nobile e privo di superbia, rischia di rimanere incompiuto e sospeso in un’attesa perenne se privato di una risonanza collettiva o di un reale mutamento delle circostanze circostanti. Il tono del componimento oscilla così tra la tenerezza per questo vecchio mezzo che ritrova la forza di muoversi e l’amara consapevolezza dei limiti della realtà, regalandoci un’immagine di struggente e dignitosa resistenza poetica.