SCENDE LA SERA

SCENDE LA SERA
Scende la sera
in una calda atmosfera
di rime serene
di gioie terrene.
Scende la sera
senza far rumore
scende la sera
senza incomprensione.
La gente dismette gli abiti della vita
di questa piccola storia infinita.
C’è chi la vuole cotta
e chi la vuole cruda
ma la sera come la notte
è grande a dismisura.
Senza paura.
Si aspetta un nuovo giorno
o un giorno nuovo
di sogni veri
di gioie terrene
di antiche chimere.
Alessandro Lugli
Questa poesia di Alessandro Lugli possiede la qualità rara e preziosa delle cose semplici: si muove con il passo leggero e rassicurante di una ninna nanna, eppure riesce a toccare le corde profonde del nostro quotidiano esistere. L’autore ci prende per mano per accompagnarci in quel momento di transizione così universale e intimo che è l’imbrunire, dipingendo la sera non come un momento di buio o di angoscia, ma come una transizione morbida, quasi terapeutica.La delicatezza del testo emerge fin dall’inizio con la ripetizione ipnotica e musicale dell’incipit. Questo scendere della sera avviene senza clamore, “senza far rumore”, ponendosi in netto contrasto con il caos e le frizioni della giornata appena trascorsa. È molto suggestiva l’idea che con la luce del giorno svaniscano anche le “incomprensioni”, come se l’oscurità portasse con sé una tregua naturale alle fatiche relazionali e comunicative degli esseri umani. Lugli usa una metafora bellissima e profondamente visiva quando scrive che “la gente dismette gli abiti della vita”: spogliarsi dei vestiti da lavoro, dei ruoli sociali e delle maschere quotidiane diventa un rito di purificazione. Ci si ritrova nudi e uguali di fronte al mistero del tempo, custodi di una “piccola storia infinita” che è la vita di ciascuno di noi, minuscola se paragonata all’universo, ma immensa per chi la vive.Il tono della poesia si fa poi più vicino alla saggezza popolare quando evoca il contrasto tra chi vuole le cose “cotte” e chi “crude”. È il ritratto dell’eterna insoddisfazione umana, delle divisioni e dei desideri contrastanti che animano il giorno. Eppure, di fronte alla grandezza della sera e della notte, tutte queste pretese umane si ridimensionano, sfumano e perdono importanza. La notte è “grande a dismisura” e questa sua immensità, anziché spaventare, accoglie. C’è un senso di profonda protezione in quel “senza paura” isolato, un invito a lasciarsi andare e a fidarsi del ciclo naturale delle cose.Nel finale, lo sguardo del poeta si volge in avanti con una bellissima oscillazione linguistica tra “un nuovo giorno” e “un giorno nuovo”. Non si tratta di una semplice ripetizione, ma di una promessa di rigenerazione: il domani non sarà solo un’altra pagina del calendario che si gira, ma una reale opportunità di rinnovamento. Il cerchio si chiude tornando a parlare di sogni e di “gioie terrene”, ma con l’aggiunta delle “antiche chimere”, quei desideri forse irraggiungibili che continuano però a muovere il mondo e a dare un senso al nostro cammino. In definitiva, quella di Lugli è una poesia di riconciliazione e di speranza, un invito a depositare i pesi della giornata per riscoprire, nel silenzio della notte, la purezza dei nostri desideri più autentici.