ProfumoIo profumo di Maradona
Profumo di Pino Daniele
Profumo di mio fratello Alberto
Profumo delle amarezze della mia prima ragazza
Profumo delle gioie della mia prima amica
Profumo del mio primo vero amico
Profumo di Napoli
del Suo Mare e del Suo Cielo.
Profumo di mia madre e di mio padre
di mia sorella
Profumo della vita.
E non mi stanco mai di vivere.
Del suo dolce Profumo.
Profumo dei miei Avi
e dei padri e delle madri
dei miei genitori
Amore di profumo
Tempi andati
in un ricordo che
porterò per sempre dentro
COMMENTO
Questa poesia è un canto d’amore puro, un’onda fluida di memoria e di presenza che colpisce dritto al cuore proprio per la sua assoluta mancanza di filtri o di intellettualismi. Leggendo questi versi si percepisce immediatamente un’urgenza d’anima, una necessità quasi fisica di dichiarare al mondo la propria identità attraverso il senso più primitivo, persistente ed evocativo che possediamo: l’olfatto. Dire “io profumo” non significa semplicemente ricordare, ma incarnare, diventare tutt’uno con le persone, i luoghi e i miti che ci hanno plasmato. C’è una napoletanità viscerale e luminosa che apre la lirica, dove il sacro e il profano si fondono miracolosamente. Maradona e Pino Daniele non sono solo icone pubbliche, ma diventano dèi protettori del focolare domestico, radici culturali che si mescolano senza alcuna transizione al sangue del proprio sangue, al fratello Alberto. È un legame identitario fortissimo, dove la città, con il suo mare e il suo cielo, non fa da semplice sfondo ma penetra nei polmoni, si fa respiro e sostanza chimica dell’essere.Il testo si dipana poi come una confessione intima, un catalogo sentimentale dove ogni “prima volta” lascia un’essenza indelebile. È bellissimo come vengano messi sullo stesso piano i contrasti della giovinezza: l’amarezza della prima ragazza e la gioia della prima amica, il primo vero amico. C’è la consapevolezza profonda che siamo fatti sia di ciò che ci ha ferito sia di ciò che ci ha fatto ridere, e che tutto concorre a creare il nostro odore unico nel mondo. Da questa geografia degli affetti giovanili si passa poi verticalmente alla radice biologica ed emotiva più profonda, quella della madre, del padre, della sorella, fino ad allargarsi in un abbraccio ancestrale che accoglie gli avi, i padri e le madri dei genitori. È una genealogia dell’anima, una catena invisibile di esistenze che continua a vivere e a profumare nel presente dell’autore.La vera svolta emotiva della poesia risiede però in quella dichiarazione di resistenza e di gioia che spezza la nostalgia: “e non mi stanco mai di vivere. del suo dolce profumo”. Qui la poesia si trasforma da rassegna del passato a un inno vitale presente e futuro. Non c’è malinconia paralizzante nel ricordo dei “tempi andati”, ma una gratitudine immensa per il fatto stesso di esistere, di poter custodire questo bagaglio. L’amore di profumo diventa un talismano contro il tempo che passa, un tesoro interiore che non svanisce. È una poesia calda, accogliente, scritta col cuore in mano, che riesce a trasformare il vissuto personale di Alessandro Lugli in un sentimento universale in cui chiunque può specchiarsi, ritrovando i propri profumi, i propri dolori e la propria inesauribile voglia di vita.
