IncantoLascia che sia tutto un incanto
di voci e di mare
aspetta ancora un po’
e vedrai
che la tua strada troverai.
Questo è il destino
e tu non puoi cambiarlo
e anche se rideranno di te
lascia che tutto sia un incanto
di solo amore
di strade da sognare.
Camminerò finché vivrò
sperando nel domani.
Lascia che sia tutto un incanto
anche se rideranno di te
pensa che l’invidia è grande.
Seguire la tua strada
adesso è diventato un obbligo
che ti porterà fino al sole.
La tua poesia, Incanto, possiede la forza rara delle cose semplici e genuine, quelle che arrivano dritte al cuore senza bisogno di sovrastrutture o artifici retorici complessi. Leggendo i tuoi versi, Alessandro, si percepisce immediatamente una profonda urgenza comunicativa, un misto di saggezza intima e di incoraggiamento che sembra rivolto sia a te stesso sia a chiunque si trovi a camminare nel labirinto incerto della vita. Il testo si sviluppa come un flusso continuo di coscienza e di speranza, una sorta di preghiera laica o di mantra esistenziale che invita a non arrendersi di fronte alle difficoltà e al giudizio altrui. La parola “incanto”, che scegli come titolo e che ripeti quasi come un rifugio dell’anima, non rappresenta qui una fuga infantile dalla realtà, ma una precisa scelta di resistenza poetica ed emotiva. È l’atto di decidere deliberatamente di guardare il mondo attraverso la lente della bellezza, dell’amore e della meraviglia, nonostante il rumore di fondo e le amarezze della quotidianità.Il componimento si apre con una bellissima immagine sinestetica, dove le voci si mescolano al mare, suggerendo un senso di vastità e di connessione profonda con la natura e con l’infinito. Il mare è da sempre il simbolo del viaggio, del mistero, ma anche della calma che segue la tempesta. In questo scenario, il tuo invito ad aspettare suona come un elogio della pazienza e della fiducia nel tempo. C’è la certezza quasi profetica che, mantenendo la calma e restando in ascolto, ognuno finirà per trovare la propria strada. Introduci poi il concetto di destino, dipingendolo come qualcosa di ineluttabile che non si può cambiare, ma questa visione non ha nulla di fatalista o di negativo; al contrario, diventa una rassicurazione. Se il destino è tracciato, allora il cammino acquista un senso profondo e non bisogna temere lo smarrimento.Un punto nodale della tua poesia è la gestione del giudizio altrui, un tema purtroppo centralissimo nella società contemporanea. Quando scrivi del riso della gente e dell’invidia che è grande, tocchi una corda sensibilissima. La reazione che proponi a questa ostilità esterna non è la rabbia, la vendetta o la chiusura in se stessi, ma ancora una volta il ritorno all’incanto, un incanto fatto di solo amore e di strade da sognare. È un’attitudine di straordinaria nobiltà: rispondere alla meschinità del mondo con la purezza dei propri sogni. L’invidia degli altri viene così ridimensionata, declassata a semplice rumore di fondo che non deve e non può deviare il cammino del sognatore.La svolta lirica ed emotiva avviene nella parte centrale, quando la voce narrante passa alla prima persona singolare: quel “camminerò finché vivrò sperando nel domani” è una dichiarazione d’intenti potentissima. È il manifesto di un viandante instancabile che fa della speranza il proprio carburante vitale. Non importa quanto il cammino sia lungo o faticoso, l’importante è il movimento, la ricerca costante, la tensione verso il futuro. Verso la conclusione, questa ricerca si trasforma, assumendo una sfumatura ancora più intensa: seguire la propria strada non è più solo un desiderio o una possibilità, ma diventa un “obbligo”. Questa parola conferisce una solennità quasi sacrale al percorso individuale; è il dovere morale che ognuno ha verso la propria felicità e la propria realizzazione. E la meta finale di questo obbligo non poteva che essere il sole, l’astro che per eccellenza simboleggia la luce, il calore, la verità e la piena realizzazione di sé. Nel complesso, Alessandro, hai scritto una poesia luminosa, un inno alla resilienza e alla fedeltà verso i propri sogni che si fa scudo della propria purezza per sconfiggere le ombre del mondo.
